Io,il bull e la coppia cuckold "la ricompensa
Marciotto
Spinto dal sogno proibito di possedere una donna sotto gli occhi del marito consenziente, mi ero iscritto su Annunci69 come "singolo etero", pubblicando foto che non lasciavano spazio all’immaginazione. Ma il destino ha deviato inaspettatamente il mio percorso: invece di una coppia, ho attirato l'attenzione di un giovane e quotato "toro" di trentacinque anni. Quest'ultimo, dietro la facciata di instancabile amatore di coppie, nascondeva un desiderio segreto: essere dominato e posseduto da un uomo maturo, virile e imponente come me.
Nasce così un accordo clandestino su Telegram: un incontro al buio, senza parole, nella sua villa, con la promessa — da parte sua — di introdurti finalmente nel suo giro di coppie.
Un sabato mattina, col cuore che martellava contro le costole, varcai il cancello della sua villa. La porta era socchiusa. All'interno, il profumo delle candele tracciava un sentiero verso la camera da letto. Eccolo lì: un bell'uomo, nudo, offerto alla mia bramosia.
"Scopami," sussurrò.
Presi il gel sul comodino e iniziai a prepararlo. Prima un dito, poi due, poi tre. Sentivo il suo corpo irrigidirsi per poi sciogliersi in lunghi sospiri di resa. Iniziai a schiaffeggiargli le natiche, apostrofandolo come una troia qualunque. Lui godeva, implorava: "Fottimi!"
In quel momento decisi di cambiare le regole del suo gioco. Volevo un pompino. Lui si girò e iniziò a succhiare con una passione feroce. Gli afferrai la testa, spingendo in profondità, quasi volessi vendicarmi di tutte le donne che lui possedeva davanti ai mariti mentre io restavo a guardare da uno schermo. Lo girai di nuovo, lo presi con violenza, quasi a voler marcare il territorio. Godeva come un ninfomane sotto i miei colpi. Alla fine, gli sborrai dentro, riempiendolo fino all'orlo. Lui crollò sul letto, esausto, svuotato. Mi rivestii in silenzio, ripulendo velocemente il mio cazzo. Prima di uscire, lo salutai con un sussurro, ricordandogli la sua promessa.
Il silenzio della mia macchina, mentre mi allontanavo da quella villa, era rotto solo dal battito ancora accelerato del mio cuore e dal ronzio dei miei pensieri. Avevo quasi sessant'anni. Per una vita intera ero stato l'uomo irreprensibile, il marito devoto, il professionista stimato. Ma quella mattina, su quel letto che profumava di candele e sottomissione, avevo strappato via la maschera. Avevo preso quel ragazzo con la fame di chi ha digiunato per decenni, riversando in ogni colpo, in ogni bacio preteso e in quell'ultimo, definitivo orgasmo, tutta la rabbia e il desiderio represso di una vita a metà.
Lui aveva ottenuto ciò che voleva: essere posseduto, dominato, svuotato da un uomo vero. Ma io non ero andato lì per beneficenza. C'era un patto, un prezzo preciso per quel brivido che gli avevo regalato..........
Nei giorni successivi, l'attesa divenne una tortura silenziosa. Guardavo il telefono poggiato sulla scrivania dell'ufficio, tra una riunione e l'altra, chiedendomi se quel giovane "toro" avrebbe mantenuto la parola o se si sarebbe dileguato nel nulla, protetto dall'anonimato della rete. Avevo impresso il mio marchio su di lui, ma nel suo mondo — il mondo delle coppie cuckold, dei mariti spettatori e delle mogli desiderose — ero ancora un estraneo che bussava alla porta.
Poi, una sera, mentre ero a cena con mia moglie — in quel solito, rassicurante e asettico silenzio quotidiano — lo schermo del mio cellulare si illuminò. Un messaggio su Telegram. Sentii una scarica di adrenalina attraversarmi la schiena. Con una scusa mi alzai da tavola, mi chiusi in bagno e sbloccai lo schermo.
Era lui.
"Ho parlato di te a una coppia con cui lavoro spesso. Lei ha visto le tue foto. Lui è eccitato all'idea di un uomo con la tua fisicità. Questo venerdì sera. Ci sarò anche io, ma questa volta guarderò e basta. Tocca a te. Sei pronto?"
La risposta che rimandai indietro fu secca, priva di esitazioni:
"Dammi l'indirizzo. E digli di tenersi pronta."
I giorni che mi separavano dal venerdì passarono in una strana nebbia di lucidità. Al lavoro ero incredibilmente efficiente, concentrato, quasi spietato nelle decisioni; a casa, con mia moglie, ero lo specchio della solita, rassicurante routine. Ma sotto la pelle sentivo scorrere una corrente elettrica a tremila volt. Avevo quasi sessant'anni, eppure non mi ero mai sentito così vivo, così affamato, così padrone del mio destino.
Venerdì sera, ore 21:30. Parcheggiai l'auto in una zona residenziale di una cittadina limitrofa, un quartiere di villette a schiera curate, dove il silenzio era rotto solo dal fruscio del vento tra le siepi. Scesi dall'auto sistemandomi la camicia scura. Sentivo il cuore battere nel petto, un tamburo potente, ma non era paura: era l'ebbrezza del predatore che si avvicina alla preda.
Suonai al campanello. Dopo pochi secondi, la porta si aprì.
A ricevermi fu proprio lui, il ragazzo della villa. Era vestito con un pantalone morbido e una maglietta attillata che metteva in risalto il fisico da "toro". Nei suoi occhi vidi un lampo di timore reverenziale, il ricordo ancora vivo di quello che gli avevo fatto. Mi fece un cenno d'intesa, quasi un leggero inchino, e si fece da parte.
«Benvenuto», sussurrò, chiudendo la porta alle mie spalle. «Sono in salotto. Ti stanno aspettando.»
Lo seguii lungo il corridoio pavimentato in parquet. La casa era moderna, arredata con gusto, illuminata solo da luci soffuse e calde che creavano ombre lunghe sulle pareti. Quando varcammo la soglia del salotto, la scena che mi si presentò davanti mi mozzò il fiato per un istante, prima di accendere un fuoco devastante nelle mie vene.
Su un grande divano in pelle scura sedeva lei. Poteva avere poco più di quarant'anni, un corpo sinuoso e morbido, valorizzato da un abito da sera nero, corto e con una scollatura generosa. Accanto a lei, seduto leggermente più indietro su una poltrona, c'era suo marito. Un uomo sulla cinquantina, elegante, con gli occhiali e lo sguardo febbrile di chi desidera ardentemente essere testimone della propria sottomissione attraverso il piacere della moglie.
Il marito si alzò per primo, tendendomi la mano. Gli stringevo le dita sentendo un leggero tremore nella sua presa.
«Piacere. Lei ha mantenuto la promessa», disse, indicando il ragazzo alle mie spalle con un cenno del capo. «Ci ha parlato molto di te. E vederti di persona... conferma tutto.»
La donna non si alzò. Mi guardava dal divano, accavallando le gambe nude in un movimento lento, studiato. I suoi occhi scuri scesero lungo la mia figura, soffermandosi sulle mie spalle larghe, per poi risalire fino al mio viso. Un sorriso ambiguo e invitante le illuminò le labbra.
«Buonasera», disse lei, con una voce bassa, quasi un sussurro rauco. «Prendi qualcosa da bere, o vogliamo passare direttamente a conoscerci meglio?»
Il ragazzo della villa si era già posizionato nell'angolo della stanza, con le braccia conserte, gli occhi incollati su di me, pronto a fare da spettatore silente. Il marito fece un passo indietro, tornando a sedersi sulla poltrona, lo sguardo già fisso sulla moglie, le mani che stringevano i braccioli per l'eccitazione.
Capii che il palcoscenico era mio. Il tempo delle chat, dei sogni dietro uno schermo e dei compromessi era finito. Mi sbottonai lentamente i primi due bottoni della camicia, senza mai staccare gli occhi da quelli di lei, e feci un passo avanti.
«Niente da bere», dissi, con una voce ferma, profonda, che non ammetteva repliche. «Sono qui per prendermi quello che mi appartiene.»
La donna ebbe un piccolo sussulto di piacere, le sue labbra si schiusero e i suoi occhi brillarono. Sentii il respiro del marito farsi improvvisamente più affannoso, mentre si sistemava gli occhiali, rapito dalla mia sicurezza. Mi avvicinai al divano e le tesi la mano. Lei la afferrò con dita calde e impazienti. La tirai su con decisione, stringendola a me, costringendola a sentire la mia altezza, la mia fisicità imponente.
«Sei bellissima», le sussurrai all'orecchio, prima di morderle leggermente il lobo. Un brivido le attraversò la schiena e lei emise un gemito sommesso.
Con delicatezza ma estrema fermezza, la feci voltare di spalle rispetto a me, posizionandola proprio di fronte al marito, che ora la fissava con le pupille dilatate, la mano che scivolva già nei pantaloni per toccarsi. Le sfilai lentamente le spalline dell'abito nero, lasciando che il tessuto scivolasse giù, scoprendo il suo seno turgido, perfetto.
«Guarda tuo marito», le ordinai, afferrandole i capelli da dietro per tenerle ferma la testa. «Guarda come ti desidera mentre io ti tocco.»
Iniziai ad accarezzarle i fianchi, stringendo la carne morbida delle sue natiche, mentre lei sollevava il mento, fiera ed eccitata da quella sottomissione condivisa. Il ragazzo della villa, dall'angolo, assisteva immobile, con un mezzo sorriso stampato sul viso, conscio di aver saldato il suo debito nel migliore dei modi.Eravamo davanti al marito,lei stupenda ,le toccavo il seno ,le carezzavo la pelle ,giù giù fino ad esplorare la sua figa che nel frattempo era umida e vogliosa,la penetrai con le dita per provocarle un primo orgasmo...
La feci stendere sul divano, sollevandole le gambe per aprirle davanti al marito, che ormai ansimava senza ritegno. Mi sbottonai i pantaloni, liberando la mia virilità imponente. La donna, alla vista del mio membro, trattenne il respiro, bagnandosi visibilmente.
«Sì... ti prego...» sussurrò lei, allungando le mani verso di me.
Ma prima di accontentarla, guardai il marito dritto negli occhi.
«Guardala bene», gli dissi con tono imperioso. «Guarda come la faccio mia.»
Lui annuì freneticamente, gli occhi lucidi di lacrime di pura estasi voyeuristica.
Mi spinsi dentro di lei con un colpo deciso, profondo, che la fece gridare di piacere. Il calore del suo corpo mi avvolse, e in quel momento ogni traccia dei miei sessant'anni svanì. C'era solo la carne, il potere, il possesso. Iniziai a muovermi con ritmo regolare e vigoroso, ogni spinta accompagnata dallo schiocco dei nostri corpi che si scontravano e dai gemiti liberatori di lei.
La girai, la presi a pecora, esponendo la sua intimità allo sguardo devoto del marito che ora implorava la moglie di guardarlo mentre veniva posseduta dal "toro maturo". Sentivo una forza primordiale scorrermi nelle vene, un'energia che non provavo da decenni. Le mie mani le segnarono i fianchi, la mia bocca cercò il suo collo, mentre la frusta dei miei colpi riempiva la stanza.Mentre la scopavo però si avvicino Marco che su richiesta del marito la penetrò oralmente.Lei succhiava il cazzo del giovane con avidità.I gemiti di lei divennero urla di piacere,lei raggiunge un orgasmo lungo e quando sentii la fine avvicinarsi, non mi trattenni. Mi sfilai dalla sua figa chiesi a Marco di potermi aggiungere al rapporto orale stringendole il viso tra le mani, riversai tutto il mio calore sul suo petto e sul suo volto, sotto lo sguardo rapito del marito che sembrava aver raggiunto il paradiso semplicemente guardando.Marco mi segui e riverso' anche lui una quantità enorme di sperma.Entrambi ci allontanammo e il marito eccitato a sua volta sborro' sul corpo della moglie che puli a sua volta con devozione la cappella del marito.
Mi ricomposi lentamente, respirando a fondo, mentre la donna si abbandonava sul divano, esausta e appagata con marito che le accarezzava i capelli, sussurrandole parole di ringraziamento.
Mi infilai la giacca e mi avviai verso la porta. Il giovane trentacinquenne mi seguì nel corridoio, guardandomi con un rispetto assoluto.
«Sei stato immenso», mi sussurrò sulla porta.
Lo guardai negli occhi, accarezzandogli la guancia e ringraziando per aver mantenuto la promessa..Mi raccomando' di mantenere ,il riservo su cosa era successo e soprattutto su cosa avevo fatto a lui e chiedendomi se volessi partecipare ad altre situazioni più allargate ,io dissi di sì e poi continuo " lo sai però che c'è un prezzo da pagare" e mi sorrise...io capii cosa voleva e feci un cenno di intesa.
Varcai la soglia e uscii nella notte fresca. Accesi una sigaretta, inspirando l'aria pulita. Ero un uomo di quasi sessant'anni, ero rinato, e il mondo era finalmente mio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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